Rilevato un segnale radio inspiegabile dall’oggetto interstellare 3I/ATLAS: cosa sappiamo (e cosa penso realmente)

Da settimane il nome 3I/ATLAS è rimbalzato tra forum, laboratori e titoli di giornale. Non è un prodotto alimentare, ma un visitatore proveniente da un altro sistema stellare che ha attraversato il nostro cortile cosmico. Di recente alcuni radiotelescopi hanno registrato emissioni radio associate all’oggetto, e questo ha riacceso discussioni accese. In questo articolo provo a fare ordine, esprimendo anche posizioni personali: non sarò neutro perché non sempre la neutralità aiuta a capire.

Perché 3I/ATLAS ha acceso l’attenzione

Scoperto il 1 luglio 2025, 3I/ATLAS si è distinto subito per dettagli osservativi poco banali: una chioma (coma) evidente, cambi di colore e di luminosità, e la combinazione di una coda e di un’anti-coda che ha fatto storcere la bocca a qualche collega. Il punto è che gli oggetti interstellari sono pochissimi: contiamo su tre esempi osservati direttamente. Ogni nuovo arrivo è una miniera di informazione su cosa succede nelle altre parti della galassia.

La scoperta radio e la sequenza degli eventi

Osservazioni mirate sono state condotte da diversi programmi e strutture: Breakthrough Listen, MeerKAT, l’Allen Telescope Array e il Green Bank Telescope. Alcune campagne, come quelle condotte da MeerKAT, hanno registrato linee di assorbimento attribuite all’idrossile (OH), fenomeno coerente con la chimica attesa quando il ghiaccio cometario sublima. Ma è stato anche segnalato un insieme di «hit» radio che inizialmente sembravano insoliti e che hanno innescato controlli serrati contro l’interferenza terrestre.

La squadra di Breakthrough Listen ha osservato 3I/ATLAS con il GBT il 18 dicembre 2025, coprendo frequenze da 1 a 12 GHz con sensibilità tale da escludere trasmettitori isotropici più potenti di circa 0.1 watt alla distanza dell’oggetto. Il risultato ufficiale è una nondetection di segnali artificiali localizzati sull’oggetto: in soldoni, niente trasmettitori alieni riconosciuti.

Ma allora cos’è quel «segnale inspiegabile» di cui si parla?

Qui le cose diventano sottili. In molti articoli il termine «inspiegabile» è stato usato per descrivere rilevazioni che, dopo analisi, sono risultate compatibili con interferenza o con fenomeni naturali. Un rilievo concreto: dalle scansioni iniziali sono emersi centinaia di migliaia di candidati, filtrati poi fino a poche decine di eventi che, a loro volta, si sono riconosciuti come contaminazioni o segnali terrestri ripetuti. Dato curioso: alcune tracce presentavano drift Doppler minimi coerenti con il moto dell’oggetto rispetto alla Terra, ma non erano esclusive di 3I/ATLAS quando comparate con osservazioni off-target.

La chimica radio: non tutto è mistero

MeerKAT ha rilevato assorbimento di OH, un segnale atteso se l’oggetto contiene acqua che viene spezzata dalla luce solare. Questo, per me, è il punto più importante: la presenza di molecole semplici associate a processi fisico-chimici plausibili riduce l’urgenza di saltare a conclusioni esotiche. Preferisco un approccio sobrio: prima si spengono le fonti di rumore umano, poi si guarda la fisica del materiale.

“We find no credible detections of narrowband radio technosignatures originating from 3I/ATLAS.” — Ben Jacobson-Bell, Lead Author, Department of Astronomy, University of California, Berkeley

Perché però il pubblico non si accontenta?

Perché il racconto che circonda 3I/ATLAS è più narrativo che tecnico. C’è una combinazione di elementi: rari oggetti interstellari, linea di massa di rilevazioni iniziali, e la sempiterna curiosità umana verso l’ignoto. A questo si aggiunge la facilità di ripubblicare estratti sensazionalistici: un grafico con una piccola linea, tagliato fuori dal contesto, diventa «segnale alieno». La scienza reale è noiosa quanto precisa: serve verificare, replicare, eliminare errori sistematici.

La mia posizione franca

Non credo che il singolo segnale rumoroso rilevato in una campagna, poi ricondotto a interferenze o a eventi naturali, costituisca una prova di tecnologia extraterrestre. E credo anche che scartare con troppa fretta ogni anomalia sia uno spreco: il compito della ricerca è proprio quello di inseguire l’eccezione fino a che non si rivela banale o fino a che non resiste a tutte le verifiche. In questo caso, la bilancia pende verso l’origine naturale, ma non è chiusa la porta per futuri ritrovamenti.

Cosa significa per la ricerca di tecnosignature

Questa vicenda è utile: migliora protocolli di identificazione dell’interferenza, raffina metodi per correlare segnali in bande diverse e ci ricorda che i grandi telescopi possono scendere fino a livelli di sensibilità comparabili a piccoli trasmettitori umani. Se si vuole cercare un segnale intenzionale, bisogna essere pronti a distinguere l’ordinario dall’eccezionale con rigore statistico, non con entusiasmo virale.

Le lezioni pratiche che ritengo vere

Investire in monitoraggio multi-banda e campagne coordinate è cruciale. Inoltre, aprire i dati pubblicamente (come ha fatto Breakthrough Listen) è una strategia che accelera l’analisi critica e previene bolle di rumor. Non sono convinto dal sensazionalismo: non aiuta la scienza e danneggia la fiducia del pubblico quando si cambia versione alla prima repressione dei dati.

Cosa possiamo aspettarci

3I/ATLAS sta ormai allontanandosi verso lo spazio interstellare. Le opportunità osservative più strette sono finite, ma le analisi continueranno. Alcune missioni spaziali, come Juno, hanno mostrato interesse a cercare segnali a frequenze più basse quando la geometria di missione lo permette: è una possibilità, non una certezza. Mi aspetto altre pubblicazioni tecniche nei prossimi mesi e forse una maggiore chiarezza su anomale tracce Doppler, qualora emergano dati convergenti.

Conclusione provvisoria

3I/ATLAS ci ha offerto una lezione di stile scientifico: alzare il livello dei controlli, non cedere al clamore e usare la rarità come opportunità per migliorare metodi. Personalmente trovo l’idea che una civiltà avanzata lasci messaggi radio puntati casualmente verso il nostro sistema improbabile; più realistico mi pare che vedremo, nel tempo, scoperte che rifiniscano la nostra comprensione dei materiali interstellari e delle dinamiche di comete extragalattiche. Ma non spegnete il telescopio: il cielo è ancora pieno di cose da imparare.

Tabella riassuntiva

Elemento Sintesi
Osservazioni radio Breakthrough Listen, MeerKAT, ATA e Parkes hanno monitorato 3I/ATLAS; nondetection di tecnosignature localizzate.
Segnali rilevati Decine di migliaia di candidati iniziali, poi la maggior parte ricondotta a interferenze o a fenomeni naturali; OH rilevato da MeerKAT.
Conclusione principale Origine naturale favorita; nessuna prova credibile di trasmettitori artificiali alla sensibilità attuale.
Implicazioni Miglioramento delle strategie di filtraggio RFI, valore delle campagne multi-banda e apertura dei dati.

FAQ

1. Che cos’è esattamente 3I/ATLAS?

3I/ATLAS è un oggetto interstellare scoperto il 1 luglio 2025 che ha attraversato il Sistema Solare ed è stato osservato come un corpo con attività cometaria. La sua traiettoria è iperbolica, il che indica origine esterna al nostro Sistema Solare. Osservazioni in diversi spettri servono a capire composizione, attività e dinamica.

2. Il rilevamento radio indica necessariamente intelligenza?

No. Le emissioni radio possono nascere da processi naturali, come transizioni molecolari (esempio: OH), interazioni plasma-luce, o semplicemente dal rumore terrestre. Per parlare di intelligenza servono segnali strettamente coerenti con trasmissioni intenzionali e che non si riescano a replicare con interferenze o processi naturali.

3. Perché alcuni segnali vengono riclassificati come interferenza umana?

Perché la strumentazione è sensibile alle emissioni terrestri e satellitari. Quando un segnale si vede anche in puntamenti off-target, o presenta caratteristiche tipiche di trasmissioni terrestri (stessa forma d’onda ripetuta, presenza in regioni di frequenza note per attività radio), gli scienziati lo classificano come RFI, cioè radio frequency interference.

4. Cosa renderà una futura rilevazione più convincente?

Coerenza tra diversi radiotelescopi, persistenza del segnale esclusivamente quando il bersaglio è in campo, caratteristiche incompatibili con sorgenti terrestri e, idealmente, ripetibilità nel tempo. Il livello di prova necessario è alto, e giustamente: l’affermazione straordinaria richiede evidenza altrettanto straordinaria.

5. I dati sono pubblici? Posso analizzarli anch’io?

Sì. Programmi come Breakthrough Listen pubblicano dataset e metadati. La disponibilità aperta permette a ricercatori indipendenti e a citizen scientists di verificare analisi, proponendo nuovi filtri o metodologie. È un buon esempio di scienza trasparente.

6. Che insegnamento pratico rimane per la comunità scientifica?

Continuità osservativa, coordinamento internazionale e protocolli rigorosi per l’identificazione di RFI. Inoltre, gestire l’attenzione pubblica con chiarezza è fondamentale: spiegare l’incertezza scientifica non è un difetto, è parte del metodo.

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