Sono uno psicologo e questa è la frase tipica di chi reprime un trauma infantile: la riconosci anche tu?

Ci sono frasi che suonano innocue e invece portano con sé intere storie. Sono uno psicologo e questa è la frase tipica di chi reprime un trauma infantile. Non è uno slogan provocatorio per attirare click. È un’osservazione clinica che ho costruito in anni di sedute, confronti e anche qualche errore che non dimenticherò più. Questa frase non è l’unica traccia di un passato difficile ma spesso è la prima che apre una porta appena socchiusa.

La frase che torna spesso

La frase in questione è semplice e spesso pronunciata con tono neutro. Non sempre è detta davanti a uno psicologo. Spesso arriva in cucina, al lavoro, durante una cena con amici. Suona così: “Non lo so perché reagisco così”. La maggior parte delle persone che la pronuncia non vuole pietà o diagnosi. Vuole che il mondo torni prevedibile.

Perché questa frase è così significativa

Quando qualcuno dice “Non lo so perché reagisco così” sta comunicando due cose al tempo stesso. La prima è confusione rispetto ai propri stati interni. La seconda è una barriera. L’inconscio protegge ricordando pochissimo, o ricordando in modo spezzettato. Quel non sapere non è vuoto, è stratificazione. È memoria che si presenta sotto forma di sensazioni, immagini isolate, o di corpi che si irrigidiscono davanti a stimoli apparentemente banali.

In terapia ho visto persone con storie molto diverse usare la stessa frase come tappo. A volte dietro c’è una ferita netta. Altre volte c’è una serie di piccoli eventi che, sommati, hanno creato una storia dolorosa. Spiegare tutto sarebbe riduttivo. Non racconto tutto qui perché non posso farlo e perché una parte dell’apprendimento resta sempre personale e non trasferibile punto per punto.

Osservazione clinica e non un manuale

Consentitemi una posizione non neutra: trovo stancante la moda dei checklist. Non funziona così. Lavorare con chi ha subito traumi infantili richiede attenzione al tono, al silenzio, alle pause che vengono dopo la frase. È lì che il contenuto vero spesso emerge, non nelle parole iniziali. Io ascolto più il tempo che la frase stessa. Ci sono casi in cui la persona non sa dire altro e lascia che la sua voce tradisca ciò che il racconto nasconde.

“Nella nostra ricerca abbiamo visto che la rimuginazione media il rapporto tra traumi dell’infanzia e strategie di regolazione emotiva. In pratica, il modo in cui le persone continuano a pensare al passato influenza quanto tenderanno a sopprimere o evitare emozioni nel presente.”

Özge Erduran Tekin, Dottore di ricerca, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, National Defense University Air Force Academy, Istanbul

Questa citazione non è un mantra terapeutico. È un’indicazione empirica che conferma qualcosa che nella stanza clinica si percepisce spesso. Il rimuginare tiene in vita la reazione automatica. La frase “Non lo so perché reagisco così” è lo schermo che protegge da quell’intenso rimuginio che porta tutto a cristallizzarsi nel corpo.

Come suona nella vita quotidiana

La frase può avere diverse maschere. A volte è un lamento, a volte è una constatazione. Qualche volta è ironia mascherata. Ciò che cambia è la tonalità, non il peso. Potrei raccontare decine di esempi. Non lo farò tutti, perché sarebbe facile trasformare ogni aneddoto in regola assoluta. Preferisco invece tenere la conversazione aperta, invitare il lettore a riconoscere la propria esperienza o quella degli altri senza pretesa di chiudere il caso in poche righe.

Una mia osservazione personale

Quando dico a uno psicologo “Non lo so perché reagisco così” spesso vedo due reazioni opposte. Alcuni si sforzano di trovare spiegazioni immediate e questo mi irrita. Gli esploratori frettolosi rischiano di mettere etichette premature. Altri si tappano ancora di più, pensando che cercare la ragione sia pericoloso. Questo mi preoccupa per motivi diversi. Non cerco di convincere nessuno ma di invitare a un lavoro paziente e onesto.

Cosa non significa quella frase

Non significa necessariamente che la persona sia fragile. Non significa che sia condannata a una vita di dolore. Nemmeno significa che serva diagnosticare un disturbo per forza. Talvolta indica soltanto che c’è un pezzo del passato che si è organizzato come una risposta automatica e ora si comporta come se fosse la verità intera della persona.

Un avvertimento pratico

Non usare la frase come scusa per invalidare chi la pronuncia. Non trasformarla in un’arma per sminuire. Spesso chi la dice teme di essere incredibilmente prevedibile e vorrebbe invece una vita meno governata dal passato. Non è debolezza, è un sintomo di autodifesa complicata.

Segnali associati senza semplificare

Accade che la stessa persona, nello stesso momento, mostri sintomi diversi. I ricordi possono arrivare attraverso odori, suoni, posture. I comportamenti ripetitivi non sono sempre facili da leggere. Sono convinto che la precisione sia una virtù nella pratica clinica ma la freddezza teorica non aiuta. Preferisco la curiosità rispettosa alla diagnosi lampo.

“Le esperienze traumatiche in età evolutiva possono compromettere la flessibilità psicologica e aumentare la tendenza alla soppressione emotiva. Questo rende le reazioni apparentemente inspiegabili molto meno misteriose se osservate nel loro contesto storico e relazionale.”

Ahmet Şirin, Professore associato, Dipartimento di Consulenza Psicologica, Marmara University Atatürk Faculty of Education

Lo dico senza retorica. Non basta sapere che esiste un nesso. Serve accettare che la vita emotiva è complessa e a volte contraddittoria. Non suggerisco soluzioni immediate. Dico che il riconoscere è il primo passo che non sempre basta ma senza il quale non si va da nessuna parte.

Conclusione provvisoria

Ritornando alla frase iniziale: quando qualcuno dice “Non lo so perché reagisco così” non buttate via la frase. Ascoltatela. Non perché sia la chiave di tutto ma perché è un invito alla pazienza. Ci sono più strade dopo quella frase. Alcune portano a riemergere memorie, altre a scoprire strategie pratiche per vivere meglio con ciò che non si è scelto. Io, come psicologo, preferisco la strada più lenta e rispettosa. Non sempre è la più comoda ma spesso è la più onesta.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Idea Perché conta
Frase tipica “Non lo so perché reagisco così” spesso indica repressione o rimuginio collegato al passato
Funzione della frase Serve come barriera protettiva e come segnale di confusione emotiva
Rimuginazione Media il collegamento tra traumi infantili e strategie di regolazione emotiva
Ascolto La tonalità e le pause contengono molte informazioni non verbali
Approccio consigliato Curiosità paziente, non etichettare frettolosamente

FAQ

Perché tante persone dicono “Non lo so perché reagisco così”?

La frase emerge quando una risposta automatica al passato non è accessibile alla memoria cosciente. È un modo per comunicare confusione emozionale e nello stesso tempo proteggersi da un aprirsi che sembra pericoloso. Non è sempre un indizio di gravità psicopatologica. È spesso un segnale che invita a esplorare con calma e rispetto.

Significa che chi la pronuncia ha subito un abuso?

Non necessariamente. Il trauma può essere singolo o ripetuto, può essere legato a negligenza, conflitti familiari, perdite. La presenza della frase non determina il tipo di evento. Serve contestualizzare la storia personale e ascoltare cosa quella persona riesce a raccontare e cosa tiene nascosto.

È utile intervenire subito quando qualcuno pronuncia questa frase?

La risposta sicura è procedere con cautela. Non forzare. Sei tu che ascolti devi calibrare il passo in base alla relazione che hai con quella persona. Talvolta una domanda curiosa e gentile apre. Talvolta il silenzio o il rinviare a un momento successivo sono la cosa più sicura. Non esiste una regola valida per tutti.

La frase significa che la persona mente a se stessa?

Non è questione di inganno ma di strategia di sopravvivenza. Reprimere o dimenticare è una modalità che il cervello mette in atto per proteggere il sistema emotivo quando l’evento è o è stato insopportabile. La dimenticanza può essere selettiva e funzionale, non una menzogna deliberata.

Come cambia il rapporto con una persona che usa spesso questa frase?

Serve pazienza. Riconoscere la frase senza scandalizzarsi aiuta. Non minimizzare ma non medicalizzare ogni reazione. Essere presenti, parlare senza giudizio e preservare confini chiari è spesso più utile di mille consigli ben intenzionati. In molte relazioni la presenza coerente vale molto più di soluzioni rapide.

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