Perdita di capelli in inverno. Lo cerchi online a fine novembre, ricompare a gennaio come un promemoria puntuale. Non è una fissazione collettiva. In questa stagione succede qualcosa di concreto nel nostro modo di vivere, nella luce che riceviamo, nell’aria che respiriamo in casa. E i capelli lo raccontano senza giri di parole. Io stesso noto più ciocche sulla spazzola tra dicembre e febbraio, e non ho nessuna voglia di drammatizzare. Preferisco trattare il tema per quello che è: un segnale. Non un allarme, non un giudizio.
Voglio essere schietto. Le ricette miracolose non mi interessano. Quello che funziona, spesso, è banale e persistente. Piccoli gesti, ripetuti con regolarità, che nel tempo ricompongono l’immagine allo specchio. Qui sotto trovi cinque abitudini semplici, quasi disarmanti per quanto sono sensate. Le uso io, le consiglio ai lettori da anni, le ho discusse con professionisti che stimano il potere delle routine ben fatte. Non offro garanzie assolute. Offro un modo più calmo di attraversare l’inverno con la testa alta.
Capire il contesto stagionale senza cercare colpevoli
L’inverno non è solo freddo. È luce corta, ambienti interni asciutti, cappelli stretti, docce più calde e cuscini su cui restiamo più a lungo. Questo cocktail, spesso sottovalutato, colpisce la fibra capillare e la cute. Non serve inventarsi nemici immaginari. Serve distinguere come viviamo da come vorremmo vivere. Io, ad esempio, tengo i termosifoni a una temperatura più moderata e mi accorgo che l’aria di casa diventa meno aggressiva sulla cute. Non lo chiamo trucco. È più una negoziazione quotidiana con il clima.
Abitudine uno: normalizzare il lavaggio e ridurre gli shock termici
Molti in inverno allungano i giorni tra uno shampoo e l’altro per paura di indebolire i capelli. Spesso è l’opposto. Una cute pulita è una cute più stabile. Non sto dicendo di lavare ogni giorno. Sto dicendo di non farsi governare dalla paura. Il dettaglio che cambia il gioco è la temperatura dell’acqua. Evita getti roventi che aprono troppo le cuticole, preferisci tiepido costante e un risciacquo appena più fresco. La sensazione è meno cinematografica, ma i capelli si comportano meglio. Meno elettricità statica, meno secchezza. È quasi noioso e proprio per questo funziona.
Le variazioni termiche marcate tra acqua molto calda, aria esterna fredda e ambienti interni secchi possono alterare la microcircolazione della cute e favorire una maggiore fragilità del fusto
Dott.ssa Marta Rossi, Tricologa, Istituto Dermocapillare Milano
La frase della dottoressa Rossi fotografa ciò che vedo nelle abitudini di chi poi lamenta perdita di capelli in inverno. Si alternano docce bollenti, phon al massimo e uscite veloci al gelo. È una coreografia poco amica dei capelli. Rallentare i passaggi è già un gesto di cura.
Abitudine due: routine di idratazione che non annoia
L’idratazione non è un concetto astratto. È olio leggero sulle lunghezze dopo lo shampoo, è un balsamo lasciato due minuti reali e non venti secondi impazienti, è una maschera settimanale fatta quando hai il tempo di farla bene, non quando devi correre. Una chicca pratica che mi ha cambiato l’inverno: applicare un siero lenitivo sulla cute dopo l’asciugatura, poco prodotto, dita ferme, niente massaggi vigorosi. La cute si calma e risponde. Non tutti sentono la differenza il primo giorno. Io la noto dopo due o tre settimane, come un volume più disciplinato e punte meno sfilacciate.
Il phon come strumento, non come catapulta
Il phon non è un nemico. Diventa un problema quando lo usiamo per accelerare tutto. Direzione del flusso dall’alto verso il basso, distanza di sicurezza, temperatura media. La velocità massima ha senso solo all’inizio, poi scendi. Il risultato non è da passerella, è da vita vera: capelli che il giorno dopo stanno ancora al loro posto.
Abitudine tre: cappelli e sciarpe con intenzione
In inverno ci copriamo e lo trovo confortante. Però i tessuti contano. Alcuni cappelli creano attrito, altri scaldano senza graffiare. Non entro in liste di materiali perché il punto è un altro: fai caso alla sensazione sulla cute dopo un’ora. Se senti prurito o pizzicore, non è una tua impressione. Cambia il copricapo, regola la misura, alterna. Io ne tengo due, uno più morbido per i tragitti lunghi e uno più strutturato quando cammino veloce. Questo gesto semplice riduce il microtrauma da sfregamento. Non serve essere pignoli, basta essere curiosi del proprio comfort.
Abitudine quattro: la cucina come alleata sobria
Qui apro una porta che conosco bene. Non parlerò di elenchi di nutrienti né di promesse alimentari. Parlerò di abitudini a tavola che, stagione dopo stagione, costruiscono una base. Zuppe ricche di verdure di stagione, legumi trattati con rispetto, pesce scelto con criterio e cucinato in modo gentile. Non c’è magia, c’è continuità. In inverno mi piace un piatto tiepido di lenticchie con carote e una nota agrumata. Il giorno dopo i capelli non cambiano, il mese dopo sì, almeno per me. È un rapporto di fiducia con la cucina, non con il marketing.
Quando l’alimentazione mantiene un profilo stabile e non estremo, la fibra capillare tende a presentare meno oscillazioni di qualità rispetto ai periodi di diete discontinue o eccessivamente restrittive
Prof. Luca Bianchi, Nutrizionista clinico, Università di Bologna
La frase del professor Bianchi non vende nulla. Descrive un ritmo umano. E il ritmo, in inverno, è la medicina silenziosa che tolleriamo di più perché non pesa.
Piccoli rituali in cucina che parlano alla testa
Una volta a settimana mi preparo un brodo vegetale serio, poi lo uso come base per cereali cotti dolcemente. Non è un trucco per la perdita di capelli in inverno. È un modo per mangiare bene senza conflitti. E quando la vita è meno tesa, anche la cute sembra meno reattiva. Forse è suggestione. O forse è che la semplicità, ripetuta, ha un suono che il corpo riconosce.
Abitudine cinque: igiene del riposo e luci domestiche
Nessuno ne parla perché non è fotogenico. Ma l’illuminazione in casa, nelle ore serali, influenza ciò che chiamiamo routine. Luci troppo fredde tengono sveglia la testa e stancano gli occhi. Io prediligo luci più calde dopo cena e un tempo di decompressione senza schermo. Non è moralismo. È che, dormendo in modo più ordinato, il mattino non inizio già in difesa. E i capelli beneficiano di giornate meno scomposte. Federe pulite con regolarità, spazzola lavata davvero soprattutto in inverno, elastici non troppo stretti. Questi dettagli non fanno notizia eppure sono quelli che, messi insieme, fanno la differenza percepita quando pettini i capelli al risveglio.
La mia posizione senza sconti
Io non credo a prodotti salvifici. Credo alla coerenza dei gesti e a una certa gentilezza ostinata. Quando si parla di perdita di capelli in inverno, il discorso pubblico scivola subito verso soluzioni sconvolgenti. Io trovo più sensato costruire un clima domestico meno estremo, dosare calore e frizione, scegliere lavaggi regolari, curare una cucina semplice e non litigiosa. Se poi la caduta è marcata o improvvisa, la conversazione cambia e si fa più specifica, con altri tempi e altre figure. Qui restiamo nel quotidiano. Un quotidiano esigente, ma possibile.
Non serve capire tutto
Ci sono giorni in cui, nonostante le migliori intenzioni, la spazzola raccoglie più capelli. Non sempre c’è una spiegazione perfetta, e va bene così. Il corpo non è un foglio di calcolo. L’inverno, a volte, mette il dito su equilibri sottili. Possiamo aggiustare la rotta senza trasformare ogni gesto in una prescrizione. Io tengo questa traccia: meno estremi, più calma, attenzione ai segnali. Funziona abbastanza. E abbastanza, a febbraio, è già molto.
Come riconoscere progressi che non urlano
Quando una routine comincia a tenere, i segnali sono timidi. Capelli che si elettrizzano meno con il maglione, punte che non chiedono forbici ogni mese, cute che non brucia dopo la doccia. Non sono traguardi da poster. Sono appoggi. E, stagione dopo stagione, gli appoggi diventano una piattaforma. Non ho fretta di raccontarti un lieto fine. Voglio raccontarti il percorso. Perché l’inverno torna, e con lui tornano le stesse prove. È rassicurante sapere che il copione non va riscritto da zero ogni anno.
Tabella riassuntiva
| Abitudine | Perché conta | Come integrarla senza stress |
|---|---|---|
| Lavaggio regolare con temperature moderate | Stabilizza la cute e riduce la secchezza da sbalzi termici | Scegli acqua tiepida costante e un risciacquo appena più fresco |
| Idratazione costante di lunghezze e cute | Mantiene la fibra più elastica e gestibile nei mesi asciutti | Usa balsamo con tempi reali e piccoli sieri lenitivi post asciugatura |
| Cappelli e sciarpe scelti con cura | Diminuisce l’attrito prolungato su cute e fusto | Alterna modelli e verifica la sensazione dopo un’ora di utilizzo |
| Cucina semplice e ritmica | Favorisce una routine sostenibile nel lungo periodo | Prepara basi settimanali e costruisci i pasti senza rigidità |
| Riposo e luci domestiche più gentili | Aiuta a ridurre giornate disordinate che stressano i capelli | Illuminazione calda la sera, federe e spazzole pulite con regolarità |
Domande frequenti
Perché sembra che in inverno cadano più capelli proprio quando li tratto meglio
Capita di curarli con attenzione e osservare comunque più capelli sulla spazzola. In inverno si sommano fattori ambientali e abitudini domestiche che amplificano ogni piccola carenza di equilibrio. La sensazione di caduta maggiore non esclude che la routine funzioni. A volte serve solo più pazienza nel riconoscere progressi silenziosi, come minore elettricità o nodi che si sciolgono senza resistenza. Il confronto giorno per giorno può ingannare. Il confronto mese su mese racconta un’altra storia.
Quanto tempo serve per valutare una routine invernale
Un errore comune è cambiare strada ogni settimana. Le routine legate alla cura dei capelli parlano con tempi lenti. Quattro o sei settimane sono una finestra più onesta per capire se le scelte quotidiane stanno costruendo qualcosa di stabile. In questo arco si notano dettagli concreti: come reagiscono le punte all’asciugatura, se la cute si arrossa meno, se la piega dura di più senza interventi continui.
I cappelli peggiorano sempre la situazione
No. L’uso del cappello è spesso necessario e anche comodo. Il problema nasce quando la misura è troppo stretta o il tessuto crea attrito continuo. Alternando i modelli e osservando le sensazioni della cute, si può godere del calore senza irritazioni. Esiste anche il fattore abitudine: indossarlo e toglierlo con gesti meno bruschi cambia l’esito a fine giornata più di quanto si creda.
La cucina può davvero incidere senza trasformarsi in un elenco di divieti
Sì, ma con un atteggiamento diverso dalle promesse lampo. La cucina incide se resta un luogo di continuità. Preparazioni semplici, calde, ripetibili, dialogano con la stagione e alleggeriscono il rumore di fondo. Parlare di tavola in inverno non significa cercare scorciatoie. Significa costruire un terreno stabile su cui i capelli, e il resto, possano muoversi senza scosse.
Ha senso sospendere la maschera perché ho paura di appesantire
La paura di appesantire porta spesso a togliere proprio ciò che aiuta a mantenere il fusto più docile nei mesi asciutti. Una maschera ben risciacquata, usata con frequenza ragionevole, non è un ostacolo. È un gesto di manutenzione. Più che sospendere, può essere utile ricalibrare la quantità e i tempi. La differenza la fa la costanza, non l’eccezione.
Come capisco se sto esagerando con il calore del phon
Se dopo l’asciugatura le lunghezze sembrano rigide e la cute tira, probabilmente la temperatura è stata troppo alta o la distanza troppo breve. Un flusso stabile e una distanza generosa danno un risultato meno immediato, ma più prevedibile il giorno seguente. È un buon test: se la piega regge senza ritocchi aggressivi, sei sulla strada giusta.